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Paterson, di Jim Jarmusch |
Lo fanno entrambi. Entrambi colorano la vita, lui con le parole nel suo taccuino e lei con i suoi pennelli, dipingendo tende, suppellettili, vestiti e cibo con infiniti e giocosi disegni in bianco e nero.
La notte dormono abbracciati disegnando nel letto quelle geometrie che formano le coppie affiatate che si stringono nel sonno; forme tipo un cuore o una doppia esse.
I giorni che sembrano uguali sono sempre diversi perché diverse sono le parole di lui, diverse le pennellate di lei. La sera si raccontano o mostrano ciò che ciascuno ha creato di magico durante il giorno, isolato nel proprio mondo di faccende routinarie.
La tazza della colazione e il suo contenuto, il boccale di birra la sera, la strada per andare al lavoro e rientrare a casa di giorno, e poi quella della passeggiata notturna del cane e il pub: sempre gli stessi oggetti, sempre gli stessi percorsi, ponti, volte, marciapiedi e finestre e così le inquadrature che ce li mostrano; ma a ben guardare ogni volta c'è un dettaglio, un particolare nuovo e diverso.
Le parole di lui nascono dalla capacità di vedere gli oggetti di tutti giorni come se fossero magici, come se nascondessero un potere segreto. Le pennellate di lei servono a rendere "più interessante" - l'espressione è proprio della protagonista - la piccola casa dalla porta colorata di un rosa improbabile.
Saper vedere l'invisibile nascosto dietro l'apparente banalità è ciò che rende l'uomo e la donna protagonisti del film differenti e uguali: non soci, ma compagni e complici, capaci di amare proprio la diversità dell'uno o dell'altra. Ma anche capaci di ascoltarsi, di leggere dietro i comportamenti consueti, attraverso l'impercettibile gesto, il guizzo veloce dello sguardo, la piccola piega della bocca in su o in giù, i sentimenti profondi che non sempre si ha la voglia o la speranza necessarie per dire con le labbra. Empatia: un'esperienza psichica paradossale e veloce di conoscenza dell'inconoscibile, cioè del mondo interno dell'altro, di ciò che non si vede e che appartiene a lui solo, giardino segreto di desideri e ricordi tra i più intimi. E' l'ingrediente principale di ogni relazione non egoista. Per questo credo di avere visto, ieri sera, un bel film sulla poesia, ma non solo.
Ho visto un bel film sull'amore, nell'epoca in cui di amare non si è quasi più capaci; sull'amore non come annullamento di sé nell'altro, ma come rispetto e curiosità delle differenze che la notte, nel sonno condiviso, trascorrono da corpo a corpo a suggello di ciò che si è detto con le labbra, guardandosi, ridendo insieme, incoraggiando ciascuno il bisogno di poesia dell'altro. Le palpebre sono abbassate, nel sonno, anche quelle di chi dorme nell'abbraccio di chi ama, ma c'è il profumo della sua pelle a testimoniare la perduranza di una presenza. L'amore altro non è se non la capacità di non annoiarsi mai di chi si ama e conosce, sapendo leggere le sue trasformazioni, anche impercettibili, nel tempo, con curiosità e tenerezza.
E' un bene raro, l'amore, come la poesia, eppure capita anche, se abbiamo la fortuna di incontrarlo, di gettarlo via inconsapevoli. Ma il film ci dice, nel finale che non svelo, che esiste sempre almeno una seconda possibilità di aprire una nuova pagina bianca e riempirla dei segni neri che trasfigurano la banalità in poesia.
Mi ha fatto venire in mente un altro film, "Beginners". Lo ha visto?
RispondiEliminaAvrei voluto vederlo quando è uscito, qualche anno fa, ma poi no, non l'ho visto. Però potrei cercare di trovarlo ora, quindi grazie del suggerimento!
EliminaPrego! Se lo vedrà mi faccia sapere cosa ne pensa :)
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