Certe volte ho pudore a raccontare di certe casualità che mi capitano e che non sembrano tali, cioè coincidenze legate al caso, ma, anzi, mi sollecitano a credere nel pensiero magico. Sono un tipo abbastanza razionale, controllo le notizie in rete e quasi mai mi è capitato di condividere una bufala; non credo nelle scie chimiche e non mi piacciono le teorie complottiste.
Però, a volte, mi lascio andare al senso di magia degli eventi che capitano perché sento che se in quel momento il cuore è un po' preda della malinconia è un modo per scaldarlo.
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Il fatto è semplice. Oggi sarebbe stato il compleanno di mio padre; il primo compleanno senza di lui, cioè il primo che non festeggiamo. Ieri sera ci riflettevo e chiudendo gli occhi mi sono imposta come proposito per il giorno dopo, cioè per oggi, di alzarmi e vivere la giornata senza pensarci, per non diventare troppo triste.
Sempre prima di dormire, però, mi sono venute a visitare delle immagini e poi sono arrivati dei suoni, mentre ero in quella fase del dormiveglia che è difficile controllare. Come spesso succede con i suoni, se non con le immagini, quelli della sera ce li avevo in testa al risveglio e canticchiavo, dunque, "Bésame mucho". E' una canzone, tra altre, che mio padre suonava con la fisarmonica, che i miei fratelli scherzosamente accompagnavano con i loro strumenti più tradizionali e che io cantavo quando si faceva baldoria e musica a casa sua per una qualche ricorrenza. Questa gli piaceva molto; anche a me è sempre piaciuta e in fondo al post inserisco la versione originale, cantata dall'autrice, Consuelo Velasquez.
L'aveva composta nel 1940 e doveva essere il sogno di un bacio se è vero, come aveva dichiarato, che all'epoca in cui l'aveva scritta di baci veri e profondi non ne aveva scambiati ancora. Sono uscita e malgrado il mio proposito di pensare ad altro ho cominciato a canticchiarla sottovoce e poi con la mente. Arrivata in Corso Italia - e sembra incredibile persino a me, che ho pudore, ripeto, a raccontarlo - un uomo suonava Bésame mucho; e la suonava anche bene, o così mi è parso. La suonava proprio con la fisarmonica, come se da tutta la vita non avesse fatto altro.
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L'hanno interpretata anche loro. |
Poco dopo, pranzando con una mia amica, le ho confidato la piccola storia di un compleanno mancato e del dono inaspettato di una musica. Dato che non si è per nulla scomposta, anzi, la storia le è piaciuta, mi è venuta anche voglia di scriverla e parteciparla. Perché, sì, sarà stato di certo un caso, ma a me piace di più pensare che sia stata una magia.
Bellissimo! Mio marito lo chiamava il linguaggio dell'universo, diceva che ci lascia dei segni, perché nulla è come appare. Viveva in un mondo tutto suo, amava i celti, era molto pagano ed esoterico, sentiva e viveva attraverso forti sentimenti. Io ero e sono piuttosto razionale, ma il linguaggio dell'universo mi piace. A volte pensandolo mi capita di sentire alla radio le canzoni che più amava, cosi mi piace pensare che mi sia accanto. Il tuo post è bellissimo.
RispondiEliminaCara Alessandra, è importante e bello verificare che esistono persone ancora capaci di andare oltre lo sguardo riflessivo che ci aiuta ad avere una maggiore conoscenza, non superstiziosa, delle esperienze, ma che se rigido e arrogante, se pretende di tutto comprendere e spiegare, può anche diventare una difesa che ci chiude alle relazioni e agli affetti e toglie senso all'esistenza. Grazie per il tuo commento.
RispondiEliminaNiente succede per caso ...
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