Sono felice di non avere ceduto alla tentazione
di addivanarmi che mi è piombata addosso in serata. Mi sono invece regalata 74
minuti di autentico piacere al cinema, nel guardare “Bozzetto, non troppo”, il film-omaggio
di Marco Bonfanti a Bruno Bozzetto.
Non è solo perché amo visceralmente i film
di animazione e perché Bozzetto è uno dei miei animatori preferiti per tutto ciò che
ha realizzato, dai lungometraggi più famosi, ai cortometraggi, ai piccoli
frammenti della durata di un sospiro o poco più.
Non è neanche solo perché quando ho visto
per la prima volta al cinema “Allegro, non troppo” sono rimasta per tutta la
durata immobile nella poltroncina e come ipnotizzata dall’armonia perfetta tra
suoni e immagini in movimento. Ho pianto, con il Valzer triste di Sibelius,
sulla desolazione del gattino che sogna un passato perduto per sempre, fatto
delle poltrone del salotto buono e del tepore del caminetto e delle carezze,
ispirato, come stasera ho scoperto, a un gatto vero, che era stato di Valeria, chiamata
in famiglia Vally, cioè la moglie di Bruno Bozzetto.
E poi Ravel, a ritmare con il
suo Bolero tutta la storia dell’evoluzione, e poi ancora l’ape e il suo picnic
rovinato dai due innamorati che si rotolano abbracciandosi nell’erba, lungo le
note del Concerto in do maggiore di Vivaldi, e ancora e ancora: immagini e
musica, movimento e colori, linee magiche a racchiudere e rappresentare idee,
sentimenti, desideri impalpabili, frammenti perduti del passato.
Con passo svelto
e dinoccolato e, a 78 anni, con un fisico giovanile come nemmeno un cinquantenne,
anzi, come nemmeno certi quarantenni che conosco, con lo sguardo acuto e
ironico, BB ci guida nel suo giardino e poi nella sua casa, tra le persone, gli
animali e gli oggetti che gli sono cari.
Così conosciamo la timida cagnolina
bianca, l’inquieta e agitata cagnolina nera e la pecora gigante che crede di
essere un cane e in casa si comporta come tale. E guardiamo lui che gioca come
un bambino con loro, con i due nipoti, con la vita. E poi lo studio, il ballo
in salotto con Vally, i quattro figli, in frammenti di video girati nei vari anni, insieme ad altri loro animali, compagni di viaggio nel tempo.
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Il cancello della,casa di Bruno Bozzetto |
Non è solo
un racconto di vita, questo film, ma ci parla dell’arte di disegnare la realtà, disvelandone significati invisibili, e del suo senso. Ecco: mi sembra, adesso, di capire davvero meglio ciò che mi piace di Bruno Bozzetto
ed è la sua capacità di mettere in dialogo gli opposti in maniera immediata,
con le sue linee in movimento: il tenero e il duro, l’allegro e il malinconico,
la pigra bellezza della natura e quella vivace della città.
Molti pensano che
le parole siano il mezzo più adatto per spiegare le esperienze più complesse,
ma guardando il film mi dicevo che non è vero. Mi dicevo che è proprio una
grande fortuna essere capaci di esprimere attraverso i disegni quello che le
parole non sanno dire o che tradiscono un po’. Di fronte alle
emozioni e alle esperienze complesse sono proprio le parole a essere monche, unilaterali,
parziali e pretenziose.
Grande autore!
RispondiEliminaSaluti a presto.