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R. Doisneau, 1956 |
Dal mondo colorato della banlieue parigina degli anni ’70 la bambina-adulta viene proiettata, per caso e attraverso una coetanea, in una dimensione di vita inimmaginabile fatta di letteratura e musica, ma anche di riferimenti affettivi certi, in grado di fungere da cornice ai sogni adolescenti. Mentre la coetanea, ricca e valorizzata, getta a sua volta uno sguardo stupito e affascinato su una dimensione sconosciuta che le era stata interdetta nell'intento di proteggerla: quella della crudezza del mondo.
Gli occhi di Stella (che ha un pessimo profitto scolastico, almeno all'inizio del film) e quelli di Gladys (che è la prima della classe) dipingono il mondo distante della scuola.
Quella rappresentata nel film è definita come una scuola per ricchi. Una scuola che tutto sommato, però,propone modelli del tutto sovrapponibili, nel loro senso profondo, a quelli del bar operaio di periferia gestito dai genitori di Stella, ma della quale, alla fine, Stella saprà anche cogliere le opportunità senza esserne ingannata. Come accade a Truffaut adolescente che fugge da scuola per rifugiarsi, clandestino, nel buio di un cinema fumoso di sigarette o nel ventre ovattato e caldo della metropolitana a leggere Balzac e Dumas, la salvezza scaturisce da un altrove. Anche Stella incontra Balzac, Cocteau e persino Marguerite Duras di “Un barrage contre le Pacifique”: un libro non certo diffuso, ma considerato lettura raffinata ed elitaria, che tuttavia fa scorrere lacrime e sentimenti sulle guance della lettrice-bambina.
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