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A piedi, verso la spiaggia dell'antica Eloro Estate 2017 (come le successive) |
La prima fuga da casa
dell’ultima estate è stata ad Avola, nella zona della Sicilia nella quale non tornavo da
molti anni e che ho visto più frettolosamente rispetto a tutte le altre,
rivisitate nel tempo varie volte.
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| Avola |
Quando la vacanza non è in un hotel, se si è
ospiti di qualcuno che vive in un determinato luogo, si ha il privilegio di
usufruire per un certo lasso di tempo di tutto ciò che lo riguarda.
Si tratta
non solo dei suoi spazi abitativi, ma anche dei suoi vicini, dei supermercati
nei quali si serve, del bar che ha selezionato fra tanti per prendere il caffè
migliore.
E poi della sua auto, delle spiagge che già conosce e dunque che puoi
scegliere a ragion veduta e degli esercizi commerciali nei quali quell’alimento
tipico è più buono, o quelli dove comprare il pesce fresco e poi anche delle
ricette per cucinarlo all’uso locale, con quali aromi insaporirlo, con quali
vini del posto accostarlo.
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| Siracusa |
Insomma, per farla breve, a fine luglio invadiamo
una casa di Avola e per alcuni giorni stendiamo asciugamani e costumi e molto
altro nella sua ampia terrazza.
La casa è interna a un vicolo stretto vissuto
come fosse un cortile e parallelo a tanti altri simili, considerati collettivi e
privati, cioè come se ciascuno fosse la proprietà comune di tutti i suoi
abitanti.
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| Siracusa |
Così capita che una certa auto
sosti ogni sera davanti a un portone, ostruendo il passaggio ad altri mezzi, ma
non importa, perché si sa che il proprietario va al lavoro prima dell’alba e la
parcheggia così, comodamente, prima di andare a dormire, in modo da poter partire appena pronto senza inutili perdite di tempo. Tanto, a quell’ora di notte,
chi altri deve mai passare di lì?
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| Siracusa |
Anche in vicini e simili vicoli mi capita di
notare macchine così parcheggiate la sera tardi.
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| Siracusa |
Ci sono le sedie davanti alla
maggior parte delle porte, perché il riposo diurno e delle prime ore della
notte avvengono lì, fuori dalla propria casa e nel suo vicolo-protesi.
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| Siracusa |
Questo permette alle persone
di interagire con i vicini, di intrecciare chiacchiere sul tempo o sul
nulla, di lamentarsi di qualcosa o di condividere una speranza, un’attesa.
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| Siracusa |
C’è
silenzio, la notte. La mattina verso le 8, invece, un altoparlante issato sul
tetto di un’auto che percorre a passo d’uomo le vie più larghe annuncia con
voce concitata non so cosa in dialetto stretto e dalle case escono le donne con
le tazze in mano e l’auto si ferma.
Mi viene spiegato che vende la granita di
mandorla e che una tazza da caffellatte di quelle grandi, colma, costa un euro.
Così la granita di mandorla diventa parte anche della nostra colazione.
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| Spiaggia di Ispica |
L’odore
più forte, una costante di tutti i vicoli, è quello dei peperoni abbrustoliti
che in ogni pranzo o cena non mancano mai. Mi stupisco nell’accorgermi che i
verdurai ambulanti allestiscono un piccolo forno presso il banco delle verdure
e li abbrustoliscono a ritmo continuo fin dal primo mattino, vendendoli già anneriti a modico prezzo:
una fortuna inaudita perché si tratta solo di spellarli velocemente e non si
affumica la casa né si disperdono energie.
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| Riserva di Vendicari |
Le mandorle locali, poi, comprate a
peso, hanno un sapore buonissimo e non hanno niente a che vedere con quelle abituali.
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| Riserva di Vendicari |
Siracusa, Noto, Avola stessa, mostrano l'accostamento di caratteri contrastanti che mi sembra il tratto distintivo della Sicilia anche in altre sue province e ciò che la rende affascinante, inquietante, avvolgente e familiare, ma nello stesso tempo misteriosa e inafferrabile.
Il bello e il brutto, il nuovo e l'antico, il sacro e il superstizioso e magico, il sobrio e il ridondante definiscono il ritmo di un permanente conflitto tra desiderio di felicità e struggente nostalgia di non si sa più quale età dell'oro perduta che la rende impossibile o almeno non completa.
Ci sono ovunque le tracce delle tante commistioni con altri popoli e storie, quelle della crudeltà umana legata alle conquiste e alla battaglia, quelle dell'incuria, dell'abbandono e del degrado, quelle delle catastrofi naturali, cioè di un fato impietoso, e quelle della depredazione ambientale a opera dell'uomo.
Ci sono anche i luoghi rumorosi del turismo invasivo e delle bibite coloratissime, ma in ritmo alternato con le oasi selvagge e solitarie che restano tali, forse, perché raggiungerle richiede fatica e pazienza.
Quanto alle spiagge
ogni giorno cambiamo scegliendo quelle non attrezzate, non turistiche, spesso
parte di un parco protetto.
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| Scavi sospesi |
Quasi sempre queste spiagge sono situate all'interno di zone archeologiche e sono sovrastate da scavi interrotti, sospesi, abbandonati.
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| Scavi sospesi |
Sono recintati da rozzi reti di ferro tipo quelle dei pollai e viene il magone pensando al disprezzo generale per i veri tesori di questo paese agonizzante e a quanto lavoro ci potrebbe essere per giovani archeologi e per i laureati in beni culturali.
Di solito si parcheggia l’auto
al margine di strade strette e sterrate, dove comincia il camminamento verso il
mare.
Ma a volte si possono trovare anche dei cosiddetti “Parcheggi gratis in ordinanza”.
Come è scritto in cartelli improvvisati all’ingresso, si tratta di un servizio gratuito, ma è gradita la mancia.
Sono parcheggi, diciamo così, ruspanti, allo stato
selvaggio, affidati a famiglie che occupano una postazione di
controllo con un mezzo tipo camper e i cui membri di ogni età si affannano intorno alle auto in arrivo e tra grandi nuvole di polvere fine, mista a sabbia, indicano a ciascuno il posto da
occupare e riscuotono il prezzo. Ci sono anche degli orari di apertura e chiusura, nel cartello.
Lasciata l’auto si cammina di solito per un bel pezzo carichi degli ombrelloni
e dell’occorrente per mangiare e bere, dei libri e di tutto ciò che può servire
in una spiaggia non attrezzata.
Camminiamo in mezzo ai campi, ai fichi d’india, alle agavi, alle pietre antiche.
Bagnarsi, nuotare in queste acque, vuol dire ascoltare, insieme al respiro
profondo del mare che guarda l’Africa, quello della storia, di un passato
antico e glorioso, di popoli scomparsi, di fasti malinconicamente perduti.
Sono
spiagge grandi, dove le dune di sabbia giallo carico si aprono su acque
trasparenti che diventano verdi o blu più vicino alla terra.
Ci sono il mirto e il lentisco, il rarissimo giglio di mare, il ginepro, il fiordaliso delle spiagge, il finocchiello selvatico marino e tante altre specie di erbe, arbusti e fiori che non saprei nominare e che, a volte, mi pare di non avere mai visto prima.
Eloro, con i resti
dell’antica città e gli scavi sovrastanti, nelle Riserva Naturale Orientata di
Vendicari, e la cui spiaggia si estende fino alla foce del fiume Tellaro e si
spinge oltre, dà modo anche di osservare diverse delle specie ornitologiche che hanno come habitat il fiume o i cosiddetti "pantani".
I tramonti sul Tellaro là dove si spinge pigro verso il mare, rendono tutto dorato, cielo, terra, acqua e persino le anatre selvatiche
che nuotano starnazzando e si nascondono tra le canne e gli alberi.
La misteriosa Colonna
Pizzuta sorveglia da lato e da lontano il percorso per guadagnarci il mare mentre si è avvolti generosamente dagli odori della macchia mediterranea e soprattutto da quello, penetrante, del timo selvatico.
E poi ancora, tra Eloro e Calamosca, c'è la spiaggia Marianelli.
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| A sinistra l'ombra di mia sorella, a destra la mia |
E' forse la più faticosa da raggiungere e la sabbia si alterna al
materiale di roccia scivoloso per il muschio.
E c'è la spiaggia della Tonnara, con la sua affascinante
archeologia industriale.
I “pantani” costeggiano il cammino prima della
lunga passerella di legno che conduce di fronte alla distesa delle dune e del mare.
Un giorno intero l’abbiamo passato
nella Riserva Naturale
Orientata Cavagrande del fiume Cassibile.
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| Avola antica |
Per arrivarci bisogna salire molto in alto con l'auto e percorrere i tornanti
che cingono il monte Aquilone per poi scendere giù a piedi.
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| Avola antica |
In auto attraversiamo il sito
nel quale ancora si possono scorgere, disseminati qua e là, i resti dell'antica città distrutta completamente dal terribile terremoto del 1693 e poi
ricostruita nella pianura sottostante.
Scendere giù, in fondo al Canyon, per fare il bagno nella catena di piccoli
laghetti che sembrano magici, con le loro acque blu scuro e smeraldo e le loro
piccole cascate, è proibito.
Il percorso è giudicato pericoloso e non sufficientemente protetto.
Il cancello che si apre sulle scale dell’inizio
discesa, infatti, è chiuso con tanto di cartello di divieto scritto a chiare lettere.
Tuttavia pochi
metri più in là c’è un passaggio stretto attraverso il quale si possono raggiungere abusivamente le strette scale che portano in fondo, ai laghi.
Ben presto le scale, dopo qualche curva, diventano terreno accidentato, impervio, ripido e
sdrucciolevole, da fare per lunghi tratti sotto il sole cocente.
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| Incontri |
Non è una passeggiata
arrivare giù fino in fondo, nemmeno con l’abbigliamento e le scarpe adatti.
E tanto meno lo è il ritorno, in salita, ma lo spettacolo vale davvero la pena.
Ogni pochi metri viene voglia di fotografare ed è difficile resistere alla
voglia di portare con sé traccia di quel paesaggio selvatico, silenzioso e cangiante
a ogni curva e dove ti sembra di contattare, in qualche modo, l’origine stessa
di tutto.