Visualizzazione post con etichetta Rancore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rancore. Mostra tutti i post

venerdì 12 dicembre 2014

Notturno


Pensavo, poco fa, per le vicissitudini e gli incontri della giornata, che molte persone vivono di rancori e rimuginano e fantasticano ritorsioni provandone un perverso piacere. Tigri rabbiose e affamate di vendetta si agitano dentro di loro e le governano.

John Macallan Swaan, Tigri che si abbeverano, (data che non trovo, ma a cavallo tra 800 e 900)
Quanto a me, io, invece, non amo coltivare il rancore. Se qualcuno mi ha fatto del male, passato un po’ di tempo mi ci rapporto come se ricominciassimo un discorso diverso e dicendomi che forse la sofferenza che ha causato è stata inconsapevole. Non sempre ci riesco subito. 
Può capitare che la persona in questione reiteri il suo comportamento; mi sorprendo solo un poco, allora, perché si tratta di qualcosa che avevo messo in conto, accettandone il rischio. Mi allontano, però, e prendo le distanze anche dai sentimenti, positivi o negativi, che la riguardano. 
No, non amo coltivare il rancore, vivere con la testa voltata verso il passato e il cuore prigioniero. So che come Orfeo, se mi voltassi indietro, ucciderei il mio sogno.

John Macallan Swann, Orpheus, 1896

E so anche che coltivare il rancore mi renderebbe brutta dentro e fuori, con quella smorfia delle labbra all’ingiù che tante volte ho osservato, soprattutto nel volto delle donne, quando ero bambina. Mi renderebbe brutta e doppiamente infelice.