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sabato 4 giugno 2016

IPSE DIXIT o il Marchese del Grillo

Alberto Sordi, Marchese del Grillo
Quando un personaggio pubblico fa da sponsor a un’idea o a una persona che deve avere la fiducia di altre la mia spontanea reazione è quella di fare esattamente l’opposto di ciò che raccomanda. Poi, naturalmente, ragiono e decido di votare come mi pare giusto, che può anche coincidere con ciò che quel personaggio sostiene.

Certosa di Calci, maggio 2016. La foto c'entra: a volte ci sono luoghi che mi aiutano a pensare. A cercare dentro di me, e non riparandomi dietro una qualche autorità, le ragioni di una scelta.
E’ di gran moda, oggi, il personaggio che dichiara “Mi raccomando, votate sì/no o lui/lei o così/cosà. Perché dovreste farlo? Ma è semplice: per varie ragioni, ma anche perché io, il personaggio, voto lui/lei o si/no o così/cosà, e mi dispiace, ma io so’ io - come diceva il Marchese del Grillo – mentre voi…” La battuta di Sordi se la ricordano tutti, credo. 

Alberto Sordi/Onofrio Del Grillo
Quando Benigni ha detto che avrebbe votato "no" al referendum costituzionale la cosa mi ha lasciato del tutto indifferente anche se voterò convinta "no" (nel merito della questione e non contro qualcuno). Sono rimasta indifferente anche quando ha fatto marcia indietro dichiarando che avrebbe votato "si". Fosse stato un costituzionalista avrei anche approfondito il suo pensiero; ma non lo è.

Certosa di Calci, maggio 2016
Dunque, per me, è un cittadino come un altro e mi piace di più, per dire, confrontarmi sull’argomento con le mie amiche in maniera leggera e disinteressata, tra una chiacchiera più frivola, il parere su un film e un aperitivo. Perché dovrei cambiare idea sulla riforma costituzionale in base a ciò che dichiara di pensare un comico o, sia pure, un regista, uno scrittore, un impresario, un intellettuale, un cantante, un giornalista, un calciatore, un opinionista Tv e via e via e via?

Certosa di Calci, maggio 2016
Non ho mai amato neanche i cosiddetti “appelli degli intellettuali”, in genere miei colleghi docenti universitari. Nel mio piccolo, quando mi è stato chiesto, non ne ho mai firmato uno anche se ero d’accordo sillaba per sillaba. Non mi piace l’idea che il parere di alcuni conti di più di quello di altri. Significa che non mi interessa ciò che pensano i miei simili? No di certo: amo discutere, confrontarmi, litigare e concordare, ma non mi baso sull’importanza sociale dell’interlocutore, solo su ciò che dice, sulla fiducia che mi ispira e sulla sua esperienza e competenza in materia.


Non mi piace l’idea che coloro che sono chiamati a partecipare a una decisione che li riguarda siano trattati come degli acefali che devono essere blanditi e suggestionati suggerendo che potrebbero quasi far parte, per osmosi e identificazione, di un presunto gotha.


Purtroppo questa bella foto non è mia, ma l'ho trovata in rete...Chiedo scusa alle pecore perché sto facendo ricorso a un facile stereotipo che le riguarda...

Ma che razza d’idea abbiamo delle persone? Ma davvero pensiamo o vogliamo che siano pecore, gregge che si fa indicare il sentiero luminoso da qualche altro?


Pitagora

Non tiro in ballo Cicerone e neanche Pitagora e i pitagorici e neppure Averroè che commenta Aristotele e nemmeno il sophisma auctoritatis, ma affermo solo la mia personale, profonda, radicata, atavica, ineliminabile antipatia per un modo di propagandare una propria idea che in me determina l’effetto opposto a quello desiderato.





Il metodo, per riassumere e chiudere, è vecchio come il cucco e consiste nel sottolineare che siccome un’autorità indiscussa ha affermato un parere, quel parere va accettato e non criticato. IPSE DIXIT. L’ha detto lui, persona importante, e tu chi sei, formichina nell’immenso brulichio della folla, granello insignificante di sabbia nel deserto infuocato, gocciolina di acqua salata nella vastità dell’oceano? Nulla.


Ora: un conto è Pitagora, un conto è Aristotele, un conto è qualche altro contemporaneo “Ipse”. Ma comunque sia, si trattasse anche di Pitagora o di Aristotele, io reagirei nello stesso modo: vi ascolto, vi rispetto, ma ragiono con la mia testa e soprattutto, non ultimo, anche con il mio cuore e la mia sensibilità. Come ho sempre fatto, fin da quando ero alta come un soldo di cacio!