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domenica 12 giugno 2016

L'aiuto diverso


Voglio pubblicizzare un video particolare, che mi ha commossa. Il video è stato realizzato dagli ospiti del'Istituto penale per minori di Treviso per raccontare un incontro un po' speciale: quello con alcune persone con disabilità che frequentano il Centro diurno "La casa di Michela". E poi ci sono gli insegnanti dell'Istituto comprensivo 5, sempre di Treviso, che operano nell'Istituto penale.
Un incontro tra fragilità diverse è qualcosa che va controcorrente, rispetto all'idea paternalistica e assistenzialistica che abbiamo della relazione di cura. 


Il video ci fa capire, in maniera delicata e commovente, che non è vero che quando si soffre o ci sembra di non avere risorse, dignità, futuro, non si può dare niente agli altri. Al contrario. Proprio quando si è in queste condizioni, proprio quando ci si sente dimenticati dal mondo, prendersi cura di qualcuno, coltivare la solidarietà, dare un volto all'altro, è un modo indiretto di prendersi cura anche di se stessi. Come può accadere per un bambino, quando ha la fortuna di crescere con un cucciolo vicino.

Come già in altri post su adolescenti e giovani disadattivi mi servo delle immagini tratte da "I 400 colpi" di Truffaut
Il video me l'ha mandato un amico che vive nel lontano Veneto, proprio a Treviso: Mario Paolini. Voglio bene a lui come a tutta la sua famiglia, bipedi e quadrupedi, e ciò che ci ha fatto conoscere e diventare amici è che abbiamo in comune una storia di legame con la diversità in tutti i suoi volti e una stessa sensibilità nel pensarla.


Jack, uno dei quadrupedi di cui sopra, mentre scodinzola felice.
(Anche lui già comparso in un altro post).

Non ho svolto sempre il mio lavoro attuale e, prima, ho attraversato territori molto diversi, più difficili e complessi di quelli dell'università. Ho incrociato dal vivo, e non solo per averlo studiato o per averne scritto a distanza, quell'intreccio di sentimenti strano, quell'ibrido tra dolore e speranza, tipico di chi vive una qualche forma di diversità e questo mi ha reso quella che sono, nel bene  e nel male.



Ancora da "I 400 colpi" di Truffaut

Cioè una che si sente costretta come in una gabbia se le cose che studia e insegna e in cui crede, nell'ambito dell'accademia, non hanno anche una ricaduta al di là delle sue mura, non le rompono un po', quelle mura, non creano dialogo e cambiamento fuori e non contribuiscono a infrangere le paure e gli egoismi che rendono brutta l'esistenza. 

giovedì 24 luglio 2014

Fragilità

In autostrada verso la Lunigiana, luglio 2014
Volevo mettere su facebook questa foto per evocare l'estate che ancora non si è decisa ad arrivare. Mentre stavo per farlo ho saputo, però, della morte di un collega e amico che lottava da anni con un tumore, tra miglioramenti, speranze e amarezza delle ricadute. Abitava molto lontano e non ci incontravamo se non in occasioni di lavoro, perciò, ripensandoci, non so neanche se potrei davvero definirlo un amico. "Ho paura di non farcela, questa volta, ho paura della morte, e tu, anche leggendo quello che scrivi sul tuo blog, mi sembri abbastanza forte da potermi ascoltare." Così, più o meno, mi aveva scritto pochi mesi fa, prima di chiamarmi al telefono. 
J. W. Waterhouse,
La sfera di cristallo, 1902
Ci sono state alcune altre telefonate nelle quali per lo più lui parlava e io ascoltavo. Da un po' non ci sentivamo, ma avevo notizie indirette più ottimiste e anch'io, come spesso accade in simili circostanze, ho voluto pensare che stesse meglio. Questa foto di covoni nel sole, aperta sul mio schermo, pronta per essere postata con un commento ironico, ora mi fa pensare, invece, alle nostre solitudini, alle parole che a volte non ci diciamo, alle mani non tese, alla fragilità che spesso ci rende meno generosi anche con chi non abita lontano e ci è molto, molto più vicino.